Ci sono venuti a prendere a casa. Mamma piangeva e il papà cercava di rassicurarla. Non riesco a capire cosa succeda, perché questi signori ci stanno portando via?
Ora siamo su un treno, insieme a altre persone, tra la folla riconosco il mio amico conosciuto giocando e lo saluto felicemente. Non mi saluta con così tanta allegria; forse lui sa il motivo di tutto questo. Perché io sono troppo piccolo per sapere?
Siamo scesi. Siamo arrivati in una terra arida e deserta; dei loschi signori dividono con forza gli uomini dalle donne. Mia mamma piange e mi guarda dicendomi di stare tranquillo. Io voglio capire, voglio sapere! Dove siamo? Chi sono queste persone?
Ci stanno spogliando e ci rinchiudono in una stanza.
Sono passati 3 giorni. 3 giorni senza bere. Nella nostra stanza c'è un lavandino rotto dal quale non è permesso bere. Ogni goccia segna il trascorrere del tempo, lento, lentissimo.
Altri 2 giorni. Un solo ufficiale è venuto a controllarci e il traduttore ci ha detto che i comandi erano di togliere le scarpe e i vestiti e lasciarli in un angolo.
Ci stanno portando fuori. C'è la neve, devono essere trascorsi più di 5 giorni. Almeno due settimane. Amo la neve, l'ho sempre amata. Ricordo ancora quando giocavo con il mio amico, quello del treno, un anno fa, nel cortile di casa mia: correvano e scherzavamo come solo i bambini sanno fare, con un allegria tale da riuscire a farmi sorridere ancora oggi, ancora una volta, sperando che non sia l'ultima.
Eravamo felici.
L'ufficiale ci apre la porta, siamo dentro a una grande stanza, ammucchiati come dei giocattoli nel cesto di un bambino felice. Ci sono delle docce sopra di noi. Vorrà dire che finalmente ci potremo pulire? Chissà come si è sentita mia mamma. Anche lei si è lavata poco fa, prima di me. Non vedo l'ora di riabbracciarla.
Hanno aperto le docce, mi sento sollevato. Mi sono pulito.
Il mio corpo si è pulito dalla mia anima, lasciandola andare via.
C'è mia mamma che mi guarda e il papà dietro di lei, sorridente.
“Aspettami mamma, arrivo.”